Ciao a tutti!
Vorrei lanciare sul tavolo una proposta di strategia collettiva per i prossimi mesi. Ci aspetta un autunno decisivo per il destino della nostra privacy e sicurezza digitale in Europa, con due scadenze cruciali che rischiano di passare sotto silenzio:
SETTEMBRE 2026 (Fronte Chat Control 2.0 - Regolamento Permanente): Riprendono i negoziati chiave (triloghi) a Bruxelles. Dobbiamo fare pressione affinché non vengano accettati compromessi che indeboliscano la crittografia end-to-end.
OTTOBRE 2026 (Fronte Chat Control 1.0 - Deroga Temporanea): Scade il termine per il Consiglio UE per accettare le tutele del Parlamento sulla crittografia o forzare uno scontro istituzionale.
Il portale https://stopchatcontrol.it/ è un ottimo punto di partenza da cui prendere spunto. Vi propongo tre linee d'azione astratte su cui potremmo concentrare i nostri sforzi:
I TRE PILASTRI DELLA STRATEGIA
1. Cambiare la narrazione: la crittografia è sicurezza nazionale
La retorica dei sostenitori del Chat Control punta tutto sul binomio "sorveglianza = sicurezza". Dobbiamo ribaltare questo concetto:
La crittografia end-to-end non serve a nascondersi, ma a proteggere tutti: infrastrutture critiche, transazioni bancarie, dati sanitari e persino la sicurezza degli stessi minori online da potenziali malintenzionati o fughe di dati.
Dobbiamo far capire che indebolire la crittografia significa creare una porta sul retro (backdoor) che inevitabilmente verrà sfruttata da hacker e governi autoritari.
2. Pressione politica a doppio binario (MEP e Governi)
La nostra azione politica deve adattarsi ai due canali decisionali di settembre e ottobre:
A settembre, il focus deve essere sugli europarlamentari (MEP) italiani coinvolti nei negoziati del 2.0, ricordando loro che la tutela dei diritti digitali è un tema che sposta voti.
A ottobre, l'attenzione va spostata sul livello governativo nazionale (i rappresentanti nel consiglio UE), spingendoli a non ostacolare i paletti proposti dal Parlamento a difesa della crittografia.
3. Coinvolgere chi non si occupa di tecnologia
Il Chat Control non è una questione tecnica, è una questione di diritti civili. Per questo dobbiamo creare ponti con settori che dipendono dal segreto professionale:
- Giornalisti, avvocati, medici e associazioni per i diritti umani. Se crolla la riservatezza delle chat, crolla anche la loro capacità di lavorare in sicurezza.
Questa è l'idea di base. Credo che muovendoci su questi tre binari potremmo dare una spinta concreta alla campagna https://stopchatcontrol.it/ di @nuke in vista di un autunno caldissimo.
CONCLUSIONI: LA VERA PARTITA SI GIOCA A LIVELLO EUROPEO
C'è un ultimo punto fondamentale da considerare: anche se iniziamo a muoverci da qui, la dimensione ottimale di questo modello d'azione deve essere europea.
Le decisioni che verrranno prese a settembre e ottobre non riguarderanno solo l'Italia, ma l'intero mercato unico e i diritti di 450 milioni di cittadini. Coordinarci solo a livello nazionale è limitante. Il vero salto di qualità lo faremo se riusciremo a connettere la nostra mobilitazione con le altre campagne gemelle già attive in altri Paesi europei (come in Germania, Svezia o Francia).
Solo creando un network transnazionale di cittadini e associazioni potremo esercitare una pressione reale e coordinata sia sui singoli governi nel Consiglio, sia sui gruppi politici del Parlamento Europeo.
Grazie per l'attenzione.